Sabato 23 aprile 2022
10:30
LABA sede via Privata de Vitalis
incontro

LA TERRATRAMA

incontro con Elke Marhöfer, Sílvia das Fadas e Tommaso Isabella

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

La Terra trama, la Terra è trama: un tessuto mutevole di esseri e relazioni, ordito senza ordini o gerarchie, che non smette di intessersi e sfibrarsi, che circonda e attraversa. La trama non è un complotto, ma un comporsi di alleanze, ancestrali o temporanee, manifeste o impercettibili. La trama non è una storia, o comunque non è una di cui siamo protagonisti. La trama non è una, ma molteplicità eterogenea.
Questo programma intreccia i nomi e le pratiche di due artiste, Elke Marhöfer e Sílvia das Fadas, prolungando un discorso che già le vedeva coinvolte nella passata rassegna online di ArtistFilmLab, ovvero il programma Fera Ancestral curato da Sílvia, in cui comparivano anche i film di Marhöfer e di Mikhail Lylov, che ha spesso collaborato alle ricerche e ai film di Elke.
I loro sono percorsi distinti, ma affini nell’indagare il cinema come pratica ecologica, ovvero il suo possibile ruolo in un’ecologia di pratiche sempre immanenti e instabili, localizzate e diffuse. Il loro lavoro è fatto di osservazione e coinvolgimento, presenza e riflessione. Registrando usanze antiche e nuove formazioni, che rivendicano un’autonomia e riconoscono una co-dipendenza, rivelano mondi che prendono forma e vita in un fare comune e in un divenire altro.
Entrambe utilizzano la pellicola, materia permeabile che s’impressiona e accoglie senza discrimine un granello di polvere o una montagna, confonde confini che apparivano tali, tra umano e non umano, tra animato e inanimato. Ogni fotogramma è una selva di sali che aspettano di bruciare e illuminarsi, di sbocciare in immagine. La fotosintesi non è esclusiva delle piante. Non si tratta di filmare un paesaggio, ma di diventarlo.
Sono film che liberano (dal)la testa, quella che mettiamo sempre troppo facilmente al posto della cine-presa, per cogliere dalle immagini ciò che crediamo già di sapere e possedere. Film che non vogliono ri-prendere, ma accarezzare la Terra. Un cinema acefalo, percorso da affetti e sensazioni, una rete intricata che si propaga come radici o tentacoli, che si fonde con le circostanze e in esse trova forma. Una macchina composita e incompiuta, che crea assemblaggi sempre nuovi e sempre parziali. Una macchina vivente.
The Earth is weaving, the Earth is a weave: a mutable fabric of beings and relationships, a warp without orders or hierarchies, which never ceases to intertwine and unravel, which surrounds and go through. The weave is not a plot, but a composite of alliances, ancestral or temporary, manifest or imperceptible. The weave is not a story, or in any case it is not one of which we are protagonists. The weave is not one, but a heterogeneous multiplicity.
This program weaves together the names and the practices of two artists, Elke Marhöfer and Sílvia das Fadas, prolonging a dialogue that during last year ArtistFilmLab online series had already brought them together in Fera Ancestral, a program curated by Sílvia, which also featured films by Marhöfer and Mikhail Lylov, who has often participated in Elke’s research and films.
Their path are distinct, but find an affinity in investigating cinema as an ecological practice, or rather its possible role in an ecology of practices that are always immanent and unstable, localized and widespread. Their work is made up of observation and involvement, presence and reflection. By registering ancient customs and new formations, which claim autonomy and recognize a co-dependence, they reveal worlds that take shape and life in a practice of the common and a becoming other.
They both use analog film, a permeable material that is impressed and welcomes without distinction a grain of dust or a mountain, blurring boundaries that appeared to be such, between human and non-human, between animate and inanimate. Each frame is a forest of salts waiting to burn and light up, to blossom into an image. Photosynthesis is not unique to plants. It is not a question of filming a landscape, but of becoming one.
These are films that liberate (from) the head, which we always put too easily in the place of the camera, to grasp from the images what we think we already know and possess. Films that do not want to shoot, but to caress the Earth. A headless cinema, pervaded by affects and sensations, an intricate network that spreads like roots or tentacles, that merges with the surroundings and finds form in them. A composite and unfinished machine, which creates always new and always partial assemblages. A living machine.

MACHINALIVE Program 

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